Quando attendo con ansia l’uscita di un
nuovo videogioco, evito accuratamente di guardare troppi
trailer nonchè alcuni tipi di recensioni (del tipo “sarà orribile” o
“sarà bellissimo per forza”, fate decidere me diamine !).
Questo perché ritengo che la trama sia
importantissima quando video-gioco, ed è importante giudicare l’opera con
un atteggiamento imparziale e non prevenuto.
Questo oggi sta diventando quasi
impossibile: Tra la pubblicità incessante e nauseante su ogni piattaforma, gli
spoiler e tutto il resto si sa quasi tutto prima che il gioco esca.
Tutto questo cambierà quando raggiungeremo
la vera “realtà virtuale” e le variabili saranno cosi tante nel nostro agire,
cosi personalizzate con il nostro gioco ed il nostro “avatar” da rendere
impossibili pronostici di alcun tipo e far ritornare quello che c’era una
volta: il mistero pre-gioco, l’aspettativa.
Speriamo di non essere già dei nonnini
quando tutto questo accadrà!
Oggi vi presento “Nirvana”, film sci-fi del 1997 totalmente italiano, diretto dal regista Gabriele Salvadores, presentato fuori concorso al
Festival di Cannes dello stesso anno.
Ritengo che questo film un ottimo esempio
della bravura di noi italiani in generi cinematografici dagli stessi italiani definiti
“stranieri”. Generi che in teoria non dovrebbero appartenerci. Durante la visione di questo piccolo, e misconosciuto, gioiello cyberpunk, ho seriamente pensato che noi italiani possiamo dare molto nel genere fantascientifico.
Il film è ambientato in un enorme città
futuristica, detta “Agglomerato del Nord”. Il pubblico aspetta con trepidazione
l’uscita di "Nirvana", il nuovo videogioco del famoso programmatore Jim Dini (interpretato da un sempreverde
Christopher Lambert), che lavora per la potente casa distributrice di videogiochi Okosama Starr. Jim soffre molto per il recente allontanamento della
moglie, che ha fatto perdere le sue tracce dopo che la loro bellissima storia
d’amore sembrava aver raggiunto il punto di massimo splendore.
Nonostante questi intimi dolori, Jim sembra lavorare sodo ed il gioco è quasi
ultimato. Accade l’impensabile: il gioco di Jim (chiamato Nirvana) sembra
essere stato infettato da un virus, che ha fatto prendere coscienza di se a Solo, protagonista del
videogame (interpretato da un ottimo Diego Abatantuono). Jim capisce subito che
qualcosa non va, e comincia a “dialogare” con il suo alter-ego virtuale.
Il povero Solo è devastato dalla sua
limitata condizione. Nirvana, seppur realistico, rimane sempre un gioco
racchiuso in una determinata programmazione, dalla quale non si può uscire ed
essere se stessi.
“Cancellami Jimmy….”
La preghiera di Solo raggiunge la mente
addolorata del programmatore.
Cosa ci fa Jimmy chiuso in casa a
programmare tutto il giorno, a distrarsi da ciò che sarebbe il suo reale scopo,
cioè ritrovare la moglie scomparsa?
Jim
decide quindi di aiutare Solo. Dovrà infiltrarsi nel database della Okosama
Starr, la casa distributrice del gioco, e distruggere la copia madre del videogame prima che venga distribuito alle masse.
Per far questo Jimmy dovrà raggiungere la
zona più malfamata della città, dove con molta probabilità la moglie si è
rifugiata per molto tempo, e trovare delle persone amiche che lo aiutino in
questa impresa. Nel frattempo, dovrà scoprire che cosa è successo a sua moglie.
Penetrare nel database, però, significa viaggiare
nel cyberspazio, e nell’Agglomerato del Nord viaggiare nel cyberspazio significa volare.
L’originalità della trama, rapportata ad un
pubblico italiano non abituato a questo genere in sala, nonchè la splendida resa
delle atmosfere alla blade-runner rendono questo film un vero
cult. Ci sono moltissime idee appena accennate ma veramente suggestive, come
gli innesti cibernetici negli organi umani o la cancellazione della memoria del
cervello, che fungono da contorno veramente gustoso ad un lungometraggio
veramente ben fatto. Ci sarebbero i presupposti per una serie televisiva, ma dubitò che verrà mai realizzata. Noi italiani abbiamo altri interessi, purtroppo.
Il romanzo al quale si è ispirato
Salvadores per dirigere l’opera è Neuromante, di William Gibson.
Corro a comprarlo, intanto voi guardate
questo splendido “Nirvana” !
Niccolo Helan Savoia


