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mercoledì 12 novembre 2014

Z.E.D. – la Puntata 0



Sono a casa. E’ ormai da più di cinque ore che studio ininterrottamente, ma la sera è appena iniziata. L’esame è vicino e non posso fallire.

BLAM!

“ma che…?!”

Diamine! La luce è andata via di nuovo. È ora? Mi toccherà studiare illuminato dalla luce del cellulare, come un amanuense postmoderno!

Scrrrrch…..scrrrrrch…. 

“cosa è stato?”

Dalla strada sembra che provengano rumori. Mi affaccio al balcone per vedere cosa succede.

“chi c’è?”

Un uomo altro… uno strano essere…è ritto in piedi nel giardino della mia palazzina. I rumori cessano, ma il quartiere sembra stranamente deserto. Ci siamo solo noi due. Io e l’uomo alto. L’uomo volge lo sguardo verso di me. I suoi capelli unti, scuri, gli cadono sulle spalle e nascondono a stento un viso mostruoso.

“fatti i fagni tuoi! Sogno qui per incontragne un amico”

BLAM!

La luce della stanza illumina improvvisamente l’area circostante. L’uomo è scomparso. Che cosa è successo ?
Forse è meglio smetterla con i caffè dello studente…





Oggi torno a parlarvi di Z.E.D. – Zebedei Elettronici Danneggiati, il fumetto dei miei corregionali Das ed Headwolf (Danilo Sirianni e Salvatore Capolupo). È vero, ve ne ho già parlato, ma vi ho dato solo un accenno della loro creazione, proprio perché ancora non si era vista una vera e propria puntata del loro fumetto.

Con l’uscita della puntata 0, invece, posso confermarvi a pieno la loro grande fantasia e capacità tecnica: Z.E.D., la realtà virtuale che controlla il nostro mondo, in cui un’entità, chiamata Osiride, trama nell’ombra ai nostri danni. Due coinquilini cresciuti negli anni ’80, svitati amici per la pelle si imbatteranno in questa oscura realtà cibernetica e la loro vita non sarà più la stessa. Consci dell’esistenza di questa dimensione elettronica, i due decideranno di unire le forze per scoprire la verità su Osiride e, soprattutto, su Z.E.D..

La grandezza di questo fumetto, percepibile già dalla prima puntata, risiede nell’umiltà e nell’allegra semplicità che lo pervade. Oggi tutti gli autori, artisti o meno, tentano di trovare qualcosa di estremo, qualcosa che lasci il segno, garantendogli un veloce successo e molte vendite. Il problema è che agiscono con presunzione, senza studiare, senza riflettere sul passato. Il nostro passato, infatti, è pieno di storie in libri, fumetti, videogame, che ci hanno accompagnato nella nostra vita. Da questo gli autori di Z.E.D. attingono, mai copiando, in riverenti ed accattivanti citazioni. La tavola di Z.E.D., dal punto di vista tecnico, appare allo stesso tempo stilizzata e profonda, semplice ma interessante. Ecco, interessante è la parola giusta! Z.E.D. ci propone qualcosa di semplice, bello e degno di interesse. Difficile non rimanere incollati alle pagine virtuali di questo webcomic. 

I personaggi di Z.E.D. si dividono, a mio avviso, in due categorie: la realtà reale e la realtà virtuale. 

Nella realtà reale vi sono proprio i due protagonisti: Danilo e Salvatore. Irriverenti e simpatici, i due rispecchiano l'uomo comune nato negli anni '80, che si avvicina alla tecnologia con curiosità e passione, ma mai dimenticando un passato epico in cui la tecnologia non esisteva o, meglio, esisteva in via embrionale. Le loro gag danno pepe e sprint al fumetto, rendendo la storia un pò meno dark, forse, ma sicuramente fresca e gradevole.

Danilo e Salvatore non sono gli unici personaggi della realtà reale. Tra i "cattivi", infatti, contiamo Simone, un ex gestore di sala giochi ormai senza lavoro per l'avvento dei videogiochi casalinghi e Gnagno, personaggio misterioso che sicuramente darà filo da torcere (o, meglio, da torgnegne) ai nostri eroi ! Personaggio minore è invece Igor, un aspirante comico che fa mille lavori ed il cui suo sogno è scrivere la battuta del secolo.

Nella realtà viruale, invece, troviamo i due amici immaginari dei protagonisti: Jack, un ometto fatto di cavi (appunto) "jack", conosciuto ormai come la mascotte di Z.E.D. e Rosalia, definita la "scopamica immaginaria" di Salvatore, sorprendente citazione di Rose Mcgowan nel film "Planet Terror" con una scopa, anzichè un fucile, al posto della gamba. E non solo ! a quanto pare ogni volta che entreranno in Z.E.D., i nostri eroi se la vedranno con i personaggi più disparati dei videogiochi e dei film più famosi! Cosa volete di più?

Quindi Z.E.D. è solo un webcomic o anche qualcos’altro? Arrivate all’ultima pagina e lo scoprirete!

Puntata in italiano



Niccolò Helan Savoia

lunedì 11 agosto 2014

Nirvana – Salvadores da all’Italia una lezione sulla fantascienza



Quando attendo con ansia l’uscita di un nuovo videogioco, evito accuratamente di guardare troppi trailer nonchè alcuni tipi di recensioni (del tipo “sarà orribile” o “sarà bellissimo per forza”, fate decidere me diamine !).

Questo perché ritengo che la trama sia importantissima quando video-gioco, ed è importante giudicare l’opera con un atteggiamento imparziale e non prevenuto.
Questo oggi sta diventando quasi impossibile: Tra la pubblicità incessante e nauseante su ogni piattaforma, gli spoiler e tutto il resto si sa quasi tutto prima che il gioco esca.

Tutto questo cambierà quando raggiungeremo la vera “realtà virtuale” e le variabili saranno cosi tante nel nostro agire, cosi personalizzate con il nostro gioco ed il nostro “avatar” da rendere impossibili pronostici di alcun tipo e far ritornare quello che c’era una volta: il mistero pre-gioco, l’aspettativa.

Speriamo di non essere già dei nonnini quando tutto questo accadrà!





Oggi vi presento “Nirvana”, film sci-fi del 1997 totalmente italiano, diretto dal regista Gabriele Salvadores,  presentato fuori concorso al Festival di Cannes dello stesso anno.
Ritengo che questo film un ottimo esempio della bravura di noi italiani in generi cinematografici dagli stessi italiani definiti “stranieri”. Generi che in teoria non dovrebbero appartenerci. Durante la visione di questo piccolo, e misconosciuto, gioiello cyberpunk, ho seriamente pensato che noi italiani possiamo dare molto nel genere fantascientifico.

Il film è ambientato in un enorme città futuristica, detta “Agglomerato del Nord”. Il pubblico aspetta con trepidazione l’uscita di "Nirvana", il nuovo videogioco del famoso programmatore Jim Dini (interpretato da un sempreverde Christopher Lambert), che lavora per la potente casa distributrice di videogiochi Okosama Starr. Jim soffre molto per il recente allontanamento della moglie, che ha fatto perdere le sue tracce dopo che la loro bellissima storia d’amore sembrava aver raggiunto il punto di massimo splendore. Nonostante questi intimi dolori, Jim sembra lavorare sodo ed il gioco è quasi ultimato. Accade l’impensabile: il gioco di Jim (chiamato Nirvana) sembra essere stato infettato da un virus, che ha fatto prendere coscienza di se a Solo, protagonista del videogame (interpretato da un ottimo Diego Abatantuono). Jim capisce subito che qualcosa non va, e comincia a “dialogare” con il suo alter-ego virtuale.
Il povero Solo è devastato dalla sua limitata condizione. Nirvana, seppur realistico, rimane sempre un gioco racchiuso in una determinata programmazione, dalla quale non si può uscire ed essere se stessi.

“Cancellami Jimmy….”

La preghiera di Solo raggiunge la mente addolorata del programmatore.

Cosa ci fa Jimmy chiuso in casa a programmare tutto il giorno, a distrarsi da ciò che sarebbe il suo reale scopo, cioè ritrovare la moglie scomparsa?
Jim decide quindi di aiutare Solo. Dovrà infiltrarsi nel database della Okosama Starr, la casa distributrice del gioco, e distruggere la copia madre del videogame prima che venga distribuito alle masse.
Per far questo Jimmy dovrà raggiungere la zona più malfamata della città, dove con molta probabilità la moglie si è rifugiata per molto tempo, e trovare delle persone amiche che lo aiutino in questa impresa. Nel frattempo, dovrà scoprire che cosa è successo a sua moglie.

Penetrare nel database, però, significa viaggiare nel cyberspazio, e nell’Agglomerato del Nord viaggiare nel cyberspazio significa volare.

L’originalità della trama, rapportata ad un pubblico italiano non abituato a questo genere in sala, nonchè la splendida resa delle atmosfere alla blade-runner rendono questo film un vero cult. Ci sono moltissime idee appena accennate ma veramente suggestive, come gli innesti cibernetici negli organi umani o la cancellazione della memoria del cervello, che fungono da contorno veramente gustoso ad un lungometraggio veramente ben fatto. Ci sarebbero i presupposti per una serie televisiva, ma dubitò che verrà mai realizzata. Noi italiani abbiamo altri interessi, purtroppo.

Il romanzo al quale si è ispirato Salvadores per dirigere l’opera è Neuromante, di William Gibson.

Corro a comprarlo, intanto voi guardate questo splendido “Nirvana” !


Niccolo Helan Savoia

lunedì 14 luglio 2014

Zetman – il mostro dietro l’angolo vuole divorarti, o proteggerti ?



Capita a tutti, quando si cammina per le strade, di imbattersi in “invisibili”. Clandestini, immigrati, poveri della città. In genere il volgo si aspetta il peggio da questo tipo di persone, quasi come se il fatto di essere semplicemente “sfortunati” abbia a che fare con elementi quali la ferocia o la cattiveria dell’essere umano che, come noi ben sappiamo, si generano anche in condizioni di pura agiatezza.

Quando incontro i loro occhi io non so cosa aspettarmi, ma sicuramente molti di loro hanno sviluppato una grande forza. La forza di resistere.

Credo che queste persone abbiano il diritto di ereditare la terra…



Oggi vi presento “Zetman”, anime di 13 episodi iniziato il 2 aprile 2012. Diretto da Osamu Nabeshima, con sceneggiatura di Atsuhiro Tomioka e character design di Hirotoshi Takaya, le musiche sono curate dal compositore italiano Gabriele Roberto. Il manga da cui è tratto, invece, è di Masakazu Katsura.

[ATTENZIONE : ciò che seguirà NON contiene spoilers, ma solo ciò che viene rivelato sin da subito nell'anime. Continuate tranquillamente a leggere !]

Protagonista di questo particolare anime è Jin, ragazzino cresciuto in una baraccopoli abitata da senzatetto, nella periferia di una ricca città Giapponese.
Jin ha imparato a vivere di poco, ma è felice perché a prendersi cura di lui c’è Kanzaki, il suo saggio nonno.
Un triste giorno, però, un inquietante individuo penetra nella loro baracca mentre Jin non c’è, ed assassina senza pietà il vecchio Kanzaki. L’uomo da subito la caccia a Jin e, trovatolo, si scaglia contro di lui, ferendo una sua amica. L’individuo è dotato di una grande forza, e non sembra nemmeno un essere umano.
Infatti subito dopo rileva caratteristiche non umane che usa per uccidere le sue vittime. Proprio quando sta per soccombere però, Jin sente in se una grande forza. Perdendo il controllo su di se, Jin compie in grande salto, e trafigge con la mano il petto dell’orrido mostro.
Per un attimo, anche il suo viso ha mostrato tratti mostruosi.

Ma chi è Jin ? chi sono queste creature mostruose che si aggirano per la città ?


Da subito viene svelato un grave retroscena della vita di Jin e del nonno Kanzaki: Kanzaki è in realtà uno degli scienziati più qualificati della Amagi Corporation, società multinazionale che di facciata pare una normale organizzazione, ma in realtà nasconde un terribile segreto: tempo addietro la Amagi ha sintetizzato in laboratorio degli esseri (chiamati Players), per farli combattere tra loro per il ludibrio di un circolo ristretto di miliardari.

Improvvisamente (e gli sta bene !) i players si alleano tra loro e fuggono dal laboratorio facendo strage di guardie e spettatori.
Jin in realtà è un player, creato successivamente alla ribellione per dare la caccia ai suoi simili ribelli. Jin però non è come gli altri mostri, poichè in lui si intravede la luce della perfezione (nell’anime viene chiamato “Z.E.T.”). Se Jin avesse raggiunto questo stadio avrebbe iniziato a dare la caccia sin da subito agli altri insieme alla Amagi, servitore della corporation fino alla fine. Kanzaki però si era pentito della triste sorte che sarebbe toccata al bimbo creato da lui, ed era fuggito insieme con il neonato nella baraccopoli.
Ora però Jin si ritrova in una morsa d’acciaio tra la Amagi Corp. e i Players. Cosa farà Jin ?

Devo dire che ho amato molto questo anime. Ha una trama particolare ed i disegni sono molto elaborati. La condizione di Jin quale povero ha rafforzato il suo carattere, rendendolo sensibile alle sofferenze umane, e pronto ad aiutare il prossimo. Jin verrà aiutato da Koga, un suo amico con l’ossessione (è il caso di dirlo) di diventare un supereroe. Personaggio quest’ultimo, come si vedrà, piuttosto complesso e a tratti ambivalente.
 
Il manga da cui è tratto (ispirato a sua volta ad una storia breve) è ancora in corso. Quindi dopo aver visto l’anime potrete correre in fumetteria a continuare la storia su carta!

Gli eventi narrati finora sono solo la punta dell’iceberg. Sono sicuro che Zetman vi terrà incollati allo schermo fino alla fine !


Niccolò Helan Savoia

domenica 29 giugno 2014

Splice – l’Umano che crea l’Umano. il Mostro che crea il Mostro



Vi ha mai sfiorato la mente l’idea di costruirvi una ragazza perfetta ? Non nascondo che a volte il pensiero mi sfiora ma..siamo davvero sicuri che creare un essere senziente sia cosi facile?

E se sbagliassimo nel processo e creassimo un mostro ?


Oggi vi presento Splice, film del 2009 diretto da Vincenzo Natali (noto sopratutto per il film The Cube, ma anche Cypher non era male !).
 
Il film tratta, appunto, della creazione. La creazione della vita, dell’intelligenza e anche del male.
Tutto si svolge all’interno di un centro di ricerca all’avanguardia : i dottori Clive (un allampanato Adrien Brody) ed Elsa (interpretata da Sarah Polley) lavorano sulle mutazioni del DNA animale. Modificando il dna, i due affiatati coniugi creano molti esseri originali, utili, con il loro patrimonio genetico, a curare molte malattie che affliggono l’uomo. Nulla di più di ammassi di carne in movimento ma, ad un tratto, riescono nell’impossibile. Modificando il DNA delle loro ultime malfatte creazioni, danno vita ad un feto umano.
Il feto cresce ad una velocità folle ed i finanziatori si tirano indietro. Cosi i due coniugi decidono di portare avanti il loro progetto autonomamente ed in gran segreto. Portano l’essere neonato nella loro casa in campagna e cominciano a farlo crescere, fino a quando l’essere non assume (nel giro di pochi mesi !) le sembianze di una bella ragazza.

L’essere differisce dall’uomo per alcuni dettagli, come la forma degli arti inferiori, della testa e la presenza di una coda (molto acuminata a dire il vero!). Questa ragazza potrebbe dare il nobel ai due dottori, ma loro non hanno fatto i conti con una realtà : non ci si può sostituire a Dio!
Questo film mi ha molto colpito. Nonostante il tema trattato sia stato già visto in molti altri film, qui è diverso. È molto più sporco, malato ed allo stesso tempo stranamente affascinante.Gli effetti speciali davvero curati (la quasi totale assenza di computer grafica è sempre ben accolta) rendono davvero coinvolgente la vicenda, sopratutto nelle scene in cui appare l’Essere. Il film contiene, inoltre, molte scene davvero strane: una su tutte quella del rapporto tra Clive e l’essere. Cosi sbagliata e paurosa ma allo stesso tempo eccitante!

Cosa c’è che non va in questa pellicola ? forse Natali vuole farci capire che l’Uomo è un essere molto piccolo ma le sue mire di grandezza a volte lo spingono oltre il limite. Un limite che non bisognerebbe mai valicare !

Sconsigliato ai minori dei 14 che potrebbero rimanerne oltremodo turbati ! Per tutti gli altri sicuramente questo Splice potrebbe essere un ottimo modo di passare la serata finendo, sicuramente, a porsi domande filosofiche sull’uomo e sull’Esistenza !


Niccolò Helan Savoia