A volte, quando mi trovo immerso nella
confusione urbana, penso a quanto l’uomo si sia allontanato dalla propria
condizione originaria, naturale.
Secolo dopo secolo, progresso dopo
progresso, abbiamo trasceso la nostra esistenza organica. C’è chi passa notti
ad agire nel cyberspazio, chi lavora ogni giorno della sua esistenza montando e
smontando parti meccaniche.
Ma cos’è ciò che abbiamo intorno, cosa ci
domina, cosa simboleggia ciò che stiamo raggiungendo. Cosa stiamo diventando?
In cosa. Ci stiamo. Trasformando.
Signore e signori. Oggi vi presento TETSUO
: THE IRON MAN.
Da dove cominciare? Non ne ho la minima
idea. Lascerò che la penna scriva. Anzi, ma chi voglio prendere in giro!
Lascerò che le mie dita scorrano su questa fredda tastiera.
Recensire questo film è impossibile,
chiariamolo subito. Diciamo che nella più assoluta umiltà posso provare a parlarvene, questo sì!
Immaginate di essere al pub a discutere di cinema e rilassatevi.
Questo film risale al lontano 1989 (tenete
bene a mente la data) ed è il primo lungometraggio di Shinya
Tsukamoto, giovane regista esordiente giapponese.
L’ho scoperto qualche anno fa ad una
riunione di esperti di cinema. Aspettavo da tempo un film che mi facesse
rivoltare le budella. Ed in quell’occasione, da un angolo oscuro della sala,
tra visi che mal celavano ostentata sapienza e avevano dimenticato il piacere
dell’ignoranza, mi giunse una vocina: “ehi tu! Mi hanno detto che ti piacciono
gli horror, eh? Beh… che ne dici di vedere Tetsuo? Non è proprio un horror, però
beh… diciamo che non te lo scordi, ecco!”.
Tornato a casa mi misi alla ricerca del
film.
Me lo procurai una mattina, e quel giorno
le lezioni universitarie per me erano totalmente incolore, aspettavo soltanto
di poter tornare nel mio appartamento per vederlo!
Tornato a casa, stanco, infreddolito e con
qualche linea di febbre, mi preparai una fetta di carne e la mangiai nella mia
camera, guardandolo.
Fu un autentico trip.
Io non potevo neanche lontanamente
immaginare, che da un film del lontano 1989, girato con pochissimi soldi, 4
attori e nulla più, potesse venir fuori un opera così estrema.
Il film è parecchio vasto. Dice molte cose anche se dura solo un ora, e fa moltissime
citazioni. Una di queste la potete capire solo avendo letto i miei precedenti
articoli (Tetsuo, vi ricorda qualcuno?), molte delle altre non potrò
spiegarvele neanche io.
Ma una cosa è certa, la trasformazione
dell’uomo ed il suo disagio sono il tema centrale di questo lungometraggio.
L’uomo, per Shinya, è arrivato ad un punto di non ritorno. Le metropoli di
cemento e ferro non riescono a trattenere tutte le ipocrisie del progresso
umano.
Proprio come il corpo del protagonista, che non riesce a trattenere il
ferro che ha dentro, che non tarderà a venir fuori, in modi inimmaginabili.
Essenzialmente ritengo che Tsukamoto abbia
saputo usare le proprie risorse a pieno ed abbia spianato la strada, non solo
al cyberpunk, ma a svariate altre prospettive nell’ambiente del cinema
nipponico. Anche se credo che nessuno riuscirà mai creare opere simili.
Cominciamo dal video. L’aspetto estetico
della pellicola è uno sporco, oscuro, bianco e nero. Il regista ha fatto questa
scelta consapevolmente perché sapeva che le trasformazioni, il movimento del
ferro, non avrebbero mai reso con la fotografia schifosa delle macchine
dell’epoca. E qui sta il genio.
Il movimento del ferro, ed anche altri
effetti speciali come razzi e super-velocità, sono stati interamente creati con
la stop-motion. In questo Shinya è stato un grande a mio avviso, ha saputo
creare degli effetti veramente superlativi, sembrano veri. Il computer non è
stato usato quasi per niente.
Le deformazioni del viso, i sorrisi malati
e le urla disumane sono stati ben interpretati dagli attori, uno dei quali è lo
stesso Shinya, mentre il protagonista è interpretato da Tomoworo Taguchi, che
spesso sarà il protagonista dei film del grande regista.
Le musiche? Un genere industrial che non
avevo mai sentito, e di cui ancora cerco artisti capaci di ricrearne le
atmosfere. Dall’inizio le musiche mi hanno trasmesso un malessere, misto ad un
senso di epico palpabile.
E non è tutto! Questo film ha dato avvio ad
una interessante trilogia, firmata sempre dal grande Tsukamoto.
La trama non ve la svelo perché, vi giuro,
rovinerei tutto! Vi consiglio di guardare questo film con tutto il mio cuore
(non ringraziatemi, il film è presente su youtube, completo e sottotitolato in
italiano).
Niccolò Helan Savoia