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lunedì 26 maggio 2014

Zeiram – una cacciatrice di taglie in battle suit contro i mostri dell’Universo.



Vi è mai capitato, la sera, di non prendere sonno? A volte si accende la TV, sperando di beccare qualche trasmissione noiosa che ci faccia dormire.
Il problema è che la notte le televisioni mostrano il loro lato oscuro… e potreste incappare in film come questo!



Oggi vi presento Zeiram, film del 1991 diretto da Keita Amemiya, che conta un seguito ed una serie OAV, chiamata I.R.I.A. – Zeiram the Animation.
Questo film l’avevo già intravisto da ragazzino in una di quelle trasmissioni stile “fuori orario – cose mai viste”. Ma lo avevo (per fortuna) dimenticato!
L’ho ritrovato una sera quando, lurkando sulla board /x/ di 4chan, mi sono imbattuto in delle gif animate alquanto inquietanti! Queste gif ritraevano mostri orrendi e malatissimi, molto mal realizzati, ma piuttosto inquietanti.
E così, mouse alla mano, ho ritrovato questa piccola (quanto mal realizzata) perla giapponese.

Ma di cosa parla Zeiram ?

La vicenda comincia in un lontano ed oscuro pianeta, sul quale ha luogo un combattimento tra alcuni soldati ed un essere mostruoso, noto appunto come Zeiram, che dovrebbe teoricamente essere un criminale alieno.
Dopo la fuga di Zeiram la scena si sposta sul pianeta Terra, dove due elettricisti sono stati mandati a controllare un traliccio in una zona abbandonata, dal quale probabilmente qualcuno sta rubando l’elettricità.
Tra le case abbandonate incontrano Iria, bella cacciatrice di taglie nonché viaggiatrice nonchè viaggiatrice spaziale. La guerriera extraterrestre sta allestendo un laboratorio atto a fermare Zeiram, che a breve atterrerà proprio sul nostro pianeta, in quel quartiere. Per catturarlo Iria, che è in squadra con una intelligenza artificiale di nome "Bob", deve creare la Zona.

La Zona, da quello che ho potuto capire, è una dimensione parallela che “clona” una zona del nostro pianeta. La ricopia in tutto e per tutto, ad eccezione delle persone. Infatti appare come un quartiere giapponese deserto.
Zeiram viene cosi “deviato” ed atterra nella Zona, in modo che Iria con le sue armi possa affrontarlo e catturarlo.
Purtroppo però Kamiya e Teppei, i due elettricisti di prima, combinano un gran casino al laboratorio. Toccano dove non dovrebbero e vengono teletrasportati insieme a lei.
Iria cosi è costretta a combattere l’orribile essere, dovendo anche preoccuparsi di proteggere i due imbranati. Per fortuna riesce ad immobilizzarlo temporaneamente ma, al momento di ritornare al laboratorio, l’unità di teletrasporto si rompe, lasciando Iria nel nostro mondo e  Kamiya e Teppei nella Zona.

Il tempo stringe, la Zona tra poche ore si dissolverà. Kamiya e Teppei dovranno combattere contro il perfido Zeiram da soli, mentre Iria tenterà, dall’altra parte, di aggiustare le apparecchiature e correre in loro soccorso.

Tirando le somme posso dire che questo film è veramente unico. Ma non in bene, purtroppo.
Nonostante le scene di combattimento siano discrete, la scialba bruttezza degli effetti speciali (nonostante nel 1991 fossero usciti film come Terminator 2) e la scenografia lenta e forzata lascia esterrefatto lo spettatore, che resta inebetito nonché profondamente annoiato anche dalle musiche ripetitive e poco orecchiabili.
Lo stesso Zeiram, che dovrebbe essere l’attrazione principale del film, sembra un nemico dei Power Rangers, e dopo un po’ lo stupore di vederlo lascia spazio alla noia. Solo nella parte finale, quando l’essere muta forma, il film risolleva un po’ gli animi, con effetti speciali che sembrano vagamente ricordare “La Cosa”.
Il film non manca di scene “divertenti”, come quando Teppei si nutre di un orribile blatta sintetica facendo rivoltare lo stomaco al povero Kamiya, ma la tristezza regna quasi incontrastata nel resto del lungometraggio.
L’unica nota positiva il film ce la mostra quando Zeiram usa il “volto” sulla sommità del suo corpo, per attaccare le vittime. Quel dannato viso fa un sorriso così sordido e malato che non riuscirete più a dimenticare!


Niccolò Helan Savoia

sabato 17 maggio 2014

The Cabin in the Woods - You Think you know the Story

C'è una cosa che non sopporto. Avete presente quando a voi piace veramente un film, da pazzi, ed organizzate una serata apposta per farlo vedere ai vostri amici ? 
In queste occasioni capita sovente che i vostri amici vengano colti da un forte attacco di "criticità" e sinceramente (o solo per essere troll) smontino il vostro film pezzo per pezzo, mostrandovi le sue debolezze e le sue banalità.

Beh, se avete amici così ho un bel film da consigliarvi...resteranno a bocca aperta per mesi !





Oggi vi presento The Cabin in the Woods. Tradotto in italiano con il blando titolo di "Quella Casa nel Bosco", questo lungometraggio del 2012 firmato Drew Goddard è in assoluto uno degli horror-fantascientifici più belli che io abbia mai visto in tutta la mia vita. E ne ho visti tanti !

Anche Joss Whedon ha collaborato a scrivere e ha produrre il film ! Ma cerchiamo di non fare i fanboy ed entriamo nel dettaglio.

Una simpatica scena di Caccia
Questo film NON è quello che vi aspettate : la casa nel bosco, gli amici che passano una vacanza, i soliti mostri e tutti muoiono tranne uno. Tutto sembra far optare per questa banale soluzione narrativa, ma non è così! 
Il film infatti, sin dall'inizio, mostra strane scene ambientate in un laboratorio di massima sicurezza. Strani scienziati lavorano su qualcosa, e sembra che osservino da vicino questo innocuo grupppo di giovani in partenza per una vacanza in uno chalet di montagna. Telecamere li osservano da tutti i punti che attraversano, ed anche la casa stessa ne è piena.


Ma c'è qualcosa che da subito, se siete stati voraci lettori della mia rubrica, vi verrà in mente : che nesso malato potrebbe esserci tra un laboratorio governativo e cinque giovincelli che si sbronzano in mezzo al bosco ? 

A cosa lavoreranno questi simpatici Dottori ?
Non posso spoilerarvi nulla, altrimenti vi priverei della pregevole sensazione che ho provato e provo tutt'ora guardando questa bellissima pellicola, quindi passerò subito agli aspetti più tecnici. 

I personaggi sono caratterizzati benissimo. Nonostante essi abbiano un ruolo pre-confezionato (il fusto, la battona, il bravo ragazzo, la vergine (!) ed il fattone), ognuno di loro da, in questa storia, molto di più di tanti altri personaggi visti morire mille volte in mille splatter. Questo perchè chi li ha ideati sapeva che non stava facendo un film normale, e gli stessi personaggi da lui creati sanno trascendere gli stereotipi classici dell'horror, facendoli diventare addirittura la propria arma, e tengono gli spettatori col fiato sospeso. 

I nostri 5 protagonisti
Gli effetti speciali meritano particolare attenzione, poichè l'utilizzo degli animatroni (il cui ritorno negli schermi è quanto mai gradito) è eccelso ed unito ad una ottima computer grafica, mai esagerata.

Posso dirvi anche che, se siete voraci e colti appassionati dell'horror, non mancheranno le citazioni. E se siete tra gli amanti della fantascienza "un pò oltre" (sappiamo di chi stiamo parlando), questo film vi farà sorridere e sarete contenti di averlo acquistato!

A proposito di sorrisi ! The Cabin in the Woods riesce ad essere anche autoironico, riuscendo, non si sa bene come, a lasciarti il buon'umore nonostante la violenza grafica di certe scene.

Veramente, ragazzi, non posso aggiungere altro. Non chiedetemelo, è per il vostro bene!

Guardatelo.


Niccolò Helan Savoia


P.S. : un ringraziamento speciale ai ragazzi di /x/ per avermi fatto conoscere questa perla.

lunedì 5 maggio 2014

Tokyo Gore Police - Divise e Sangue !

Quando mi aggiro per le strade della città, mi capita spesso di trovarmi di fronte gli uomini in divisa. E’ strana la sensanzione che provo nel vedere le Forze dell’Ordine all’opera.

Sopratutto dopo aver visto questo…



Oggi vi presento “Tokyo Gore Police”, film del 2008 di Kengo Kaji, autore di “Uzumaki” (film che ho comprato ma che non trovo mai il tempo di vedere tutto).
il film è ambientato a Tokyo, città futuristica minacciata da individui (o forse sarebbe meglio dire “creature”) che colpiscono i civili e commettono azioni terroristiche.

Questi individui sono gli “Ingegneri”, persone che hanno scelto di fondere la loro carne con la tecnologia, diventado dei mostruosi cyborg, apparentemente assetati di sangue e dediti alla distruzione della società.
A fronteggiarli vi è un corpo di forze scelte di polizia. Questa forza di polizia (privatizzata) non bada a spese in armamenti e crudeltà, non esitando a commettere eccidi ed esecuzioni sommarie in nome della "giustizia". Ruka, la protagonista di questo film, è una poliziotta di questo corpo, dotata di alti gradi e decisa a sterminare i malvagi Ingegneri.

Gli ingegneri, quando vengono feriti dai proiettili, generano dalle ferite delle loro carni armi corpo a corpo e da fuoco; ciò rende un ingegnere ferito ancor più pericoloso e letale. Non si riesce a capire da dove questi “Esseri” provengano e gli unici indizi della “polizia” sono dei tumori a forma di chiave rinvenuti nei corpi degli ingegneri morti. Cosa significa tutto questo? Ruka è pronta a tutto e cercherà di uccidere il capo degli ingegneri. Ma ad attenderla vi è una verità ben più grande…

La violenza grafica di questo film lascia di stucco lo spettatore: la sensazione che ho provato guardandolo è quella che il film fosse diretto da un ragazzino di 11 anni poco intelligente per la sua età ed appassionato di horroracci.
Gli effetti “gore” presenti in tutta la pellicola sono così esagerati e grotteschi da desensibilizzarti subito e farti ridere di fronte ai massacri più sanguinolenti. Penso che il regista avrebbe potuto puntare più sui retroscena che sul sangue e le budella ridondanti, che verso la fine vengono sostuiti dalla computer grafica! (avevano finito il sangue??)

Nonostante tutto il film, vincitore del premio "miglior film" al Fant-Asia Film Festival del 2008, conserva delle scene “malate” che ricorderete per tutta la vita, come la ragazza con le fauci al posto delle gambe e il proiettile a forma di mano umana (con dito medio alzato!) che viene deviato da un tendine fuoriuscito improvvisamente dal braccio della persona cui era indirizzato. Una scena che non dimenticherò mai! 



Niccolò Helan Savoia

giovedì 1 maggio 2014

The Purge - la violenza come soluzione alla criminalità



Diverso tempo fa, dei conoscenti mi invitarono ad una serata “cineforum” all’università. Vedete, io non vado pazzo per i cineforum, perché se il film ti è piaciuto non te lo puoi godere da solo, nella tua intimità, ma sei “costretto” a parlarne altre persone, alle quali magari non è piaciuto o non ha interessato affatto, venendo inevitabilmente giudicato e presto perdendo quel senso di “bellezza iniziale” che ogni buon film ti lascia. Di converso, se il film non ti è piaciuto, non puoi dirlo perché rischieresti di offendere il ragazzo che lo ha presentato, i suoi amici, e tutti quanti.

Ad ogni modo, andai a vedere questo film. Si trattava del terribile “Salò” di Pasolini. Mai, in tutta la mia vita, ho visto un film talmente violento ed inutilmente crudele. Un pessimo prodotto sotto tutti i punti di vista. Forse hanno fatto bene a censurarlo. Ma questo film mi ha insegnato almeno una cosa : gli esseri umani sono i veri mostri, ed è di loro che bisognerebbe avere paura.

Veramente.



Oggi vi presento The Purge, film del 2013 diretto da James DeMonaco 

Il film prende spunto da quella corrente fantascientifica che si definisce “distopica”. Questo tipo di fantascienza si basa su realtà simili alle nostre, ad eccezione di aspetti umani e sociali totalmente negativi ed estremizzati (ad esempio il bellissimo libro “1984” di Orwell).
In questo tipo di racconti, al centro dell’attenzione non vi è un essere alieno o mostri di qualche tipo, bensì l’umanità in genere, ed il modo che abbiamo di interagire con noi stessi e chi ci circonda.
In questo “The Purge”, ad esempio, la società appare inizialmente florida e sana. La disoccupazione è rasente l’1% ed i crimini commessi sono poche decine all’anno nell’intero pianeta. Questi dati dovrebbero rincuorare chiunque, se non fosse che questa società ha un piccolo particolare, strano quanto profondamente malato: la “Notte dello Sfogo”.

Di cosa si tratta ? Ebbene, una sola notte all’anno, in particolare dalle 19.00 alle 07.00 del giorno dopo, ogni tipo di reato viene istantaneamente legalizzato. Si può rubare, uccidere e torturare chiunque si voglia. In questa disgraziata notte, chi può permettersi un arma va a caccia, ed i poveri, i senzatetto e gli sfortunati in genere sono le vittime preferite dei “criminali legali”.
Le ragioni dell’istituzione della notte dello sfogo vengono subito spiegate : ogni persona ha diritto di sfogare il proprio stress, e commettendo questi crimini, secondo gli scienziati, la persona ritrova il suo equilibrio nella società e l’’intero pianeta ne trae giovamento : infatti, secondo le statistiche, da quando esiste la notte dello sfogo i crimini sono diminuiti e la disoccupazione è un lontano ricordo.
La verità, invece, è un'altra : i crimini sono diminuiti perché tutti aspettano la notte dello sfogo per scatenarsi, premeditando le loro azioni, e la disoccupazione è stata quasi azzerata proprio perché i primi ad essere uccisi sono proprio i poveri ed i senzatetto, che non possono difendersi da soli.

I protagonisti di questo film, inaspettatamente, non sono povere vittime della “notte dello sfogo”, ma persone abbienti che hanno costruito sulla notte dello sfogo l’intera loro professionalità e la loro fonte di guadagno. James, il protagonista, vende ai migliori offerenti il suo sistema di sicurezza avanzatissimo (più o meno) che protegge le case dei ricchi dalla follia della Notte. Ma di fronte alla violenza ed alla spietatezza, il ricco ed il povero a volte sono uguali.

Nonostante il film soffra di una certa lentezza, l’originalità e la profondità del narrato portano subito la pellicola ad un buon livello. A mio avviso il film riesce a catturare l’attenzione e, per certi versi, si adatta anche ad una visione di gruppo. Non solo. Gli sviluppi sociali e psicologici potrebbero dare adito ad interessanti discussioni sulla violenza nella società e sulle possibili soluzioni, rendendo l’esperienza visiva interessante.

Consigliato !

Niccolò Helan Savoia