Quando cammino per le strade della mia
città, mi sento parte di un tutto. Capita anche a voi?
A volte però, quando ciò che si ha davanti è una realtà di degrado, ci si sente parte di essa, ed è in quel momento che un uomo sceglie se essere causa del degrado o, nel suo piccolo, la soluzione.
A volte però, quando ciò che si ha davanti è una realtà di degrado, ci si sente parte di essa, ed è in quel momento che un uomo sceglie se essere causa del degrado o, nel suo piccolo, la soluzione.
Oggi vi presento “Transmetropolitan”, un
fumetto del 1997 ideato da Warren
Ellis e disegnata da Darick
Robertson. La casa editrice è DC Comics – Vertigo.
Questo fumetto è ambientato nella Città
(“the City”) un agglomerato urbano enorme che ricorda New York. L’ambientazione
è futuristica. Ma un futuro sporco, decadende, dal quale si dipanano due
parallele: la tecnologia evidentemente elevatissima ed il forte disagio sociale
e culturale della Città.
Il protagonista è Spider Jerusalem, un
giornalista divenuto famoso anni prima grazie a libri di inchiesta “forti” che
hanno smascherato complotti e scoperto verità scomode.Il “nostro” viene contattato da una casa editrice, e viene a sapere che deve a loro (per contratto) due libri (cit. trad. “uno di politica ed uno a tua scelta”), e se non li scriverà entro un tempo limite finirà in galera per debiti.
Spider, uomo all’apparenza malvagio e
sadico ma in realtà umano e generoso (a
suo modo ovviamente), è costretto a tornare dalla montagna in cui
si era isolato dal mondo nella Città. Per scrivere ha bisogno di soldi, e per
fare soldi serve un lavoro.
Così Spider si reca presso una testata
giornalistica, il cui caporedattore è un suo amico, e si fa assumere per tenere
una “rubrica settimanale” (proprio
come me!).
Da qui cominciano le avventure di Spider, alla ricerca della verità sporca, sotto lo strato impietoso e duro della metropoli.
Da qui cominciano le avventure di Spider, alla ricerca della verità sporca, sotto lo strato impietoso e duro della metropoli.
Premettiamo che per una ottima lettura del
fumetto, è doveroso procurarsi l’edizione inglese, perché la traduzione
dell’adattamento italiano è passata alla storia per bassa qualità e travisamento
di metafore e frasi (una per tutte : “Do I look like I give a fuck?” tradotto
in “Sembro uno che ti offre il culo?”).
Io sono riuscito a procurarmi, per ora, i
primi dieci albi (di sessanta) e sto godendo a pieno
dell’essenza dell’opera.
Dato il linguaggio “slang” e parecchio volgare di Spider e di tre quarti della
Città, l’uso di Urbandictionary per i meno avvezzi all’inglese “delle strade” è
indispensabile. Ma questo non toglierà continuità alla lettura, anzi si impareranno
nuovi interessantissimi vocaboli!
Il fumetto è disegnato benissimo, come da
tradizione DC, completamente a colori e ricco di dettagli. Guardando le
immagini ci sembra di essere di fronte alla Tokyo di AKIRA per le immagini
ricche di movimenti e vita che caratterizzano questo fumetto.
L’attenzione degli autori e tutta la storia
ruota intorno al giornalista Spider Jerusalem, e se ne sottolinea il carattere
parecchio originale e ricco di una saggezza da strada dovuta alla vita
sregolata e borderline
che ha condotto l’uomo.
La tecnologia del futuro in
“Transmetropolitan” mischia perfettamente un’America squisitamente anni ’90 con
una fantascienza “alla Cronenberg”. I toni cyber che si respirano leggendo le
pagine sono autentici e ricchi di significato. Senza togliervi sorprese, vi
anticipo che gli innesti hardware e software nei corpi dei cittadini saranno
molto presenti e disegnati in maniera cruda ed efficace, anche se fino ad ora
paiono più un contorno “scenico” che un reale elemento della narrazione.
Interessante la presenza dei “makers”, delle macchine a forma di cubo presenti
nelle case, nel quale è installata una intelligenza artificiale e che
possono creare oggetti di prima necessità (come occhiali, vestiti e
cibo). Gli occhiali strani del protagonista derivano proprio da un maker
corrotto da cyber-droghe!
Tirando le somme, Transmetropolitan è
sicuramente un fumetto interessante e ve lo consiglio, pur avendo letto per ora
solo una parte dell’opera. Può essere letto anche da coloro che non masticano
bene l’inglese molto volgare che contiene, ma ci vorrà pazienza a cercare su
Internet i corrispondenti significati (ad es. il termine “Whorehopper” che si
legge nell’albo 1).
I metodi “fuori dagli schemi” che usa
Spider per ottenere informazione (la violenza e l’inganno, per la maggiore)
sono il mezzo per raggiungere un fine più alto: mostrare alla città settimana
dopo settimana le sue debolezze, le sue ingiustizie ed il suo degrado morale,
nella speranza che i cittadini migliorino, nel loro piccolo, il mondo che li
circonda.
Buona lettura!
Niccolò Helan Savoia



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