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martedì 25 marzo 2014

[SPECIALE] Niccolò - Diario di un Sopravvissuto



Cari Lettori, quest'oggi vorrei proporvi qualcosa di diverso! 
Sapete, molto tempo fa (alla tenera età di 23 anni !) partecipai ad un progetto di scrittura creativa su internet. Purtroppo ho dimenticato totalmente il nome di quel progetto, che comunque non andò molto bene. Ma quello che conta è che consisteva in una raccolta di racconti brevi del genere zombie-postapocalittico.Un idea molto bella a mio parare. I racconti dovevano essere ambientati in Italia e nel nostro tempo, e tutta la vicenda doveva essere narrata in prima persona, attraverso l'uso di un diario Word. Ah, dimenticavo. Gli zombie qui corrono, e si chiamano gialli.

Ecco il contributo che diedi al progetto, senza correzioni ne tagli, spero vi piaccia!





 


Diario     :     giovedì 16 dicembre ore 2014, ore 21.36

Scrivo queste prime parole sul pc da me trovato nella Piazza a sud della città; non riesco ancora a credere di essere ancora vivo, ma cercherò di essere più chiaro che posso.
Stamattina la mia abitazione, dove da mesi io ed i miei 2 coinquilini avevamo stabilito la nostra fortezza, è stata attaccata…Il piano dei miei compagni di tornare al centro dell’agglomerato urbano si è rivelato un totale fallimento, che ci è costato molto.
Moltissimo.
Ma andiamo con ordine : il mio nome è Niccolò, a breve dovrebbe essere il mio ventitreesimo compleanno
La vigilia di Natale…
No…non posso piangere adesso, devo continuare a scrivere, a testimoniare per mezzo di un diario-racconto cosa è successo, o meglio cosa hanno fatto accadere nella nostra regione le nostre istituzioni da una parte, e quei mostri chiamati “gialli” dall’altra.

…sono originario di Crotone, una piccola città portuale della Calabria dell’est, ma studio a Cosenza, una città un po’ più grande che si trova nell’entroterra più montuoso e freddo…

Ora mi trovo ancora a Cosenza e fino ad un ora fa sono stato braccato dai gialli, che mi hanno inseguito per circa 10 km; non ho mai corso cosi tanto in vita mia, ma questo non è nulla in confronto a quello che mi è capitato dovendo ritornare nell’area urbana.

Dopo che vi furono le prime avvisaglie di una possibile epidemia, le città della costa calabrese furono presidiate. inizialmente da un contingente molto numeroso di soldati e da una piccola flotta. questo perché, una volta persa la Sicilia, il governo aveva bisogno di uno sbocco che potesse permettere le comunicazioni con il bacino del mediterraneo, senza essere costretti a fare scalo nelle Puglie oppure nell’isola sicula, ormai terra spadroneggiata dai gialli e dalle Bande.
I miei, che abitavano a Crotone, mi sconsigliarono via telefono di raggiungerli, perché vi erano molti disordini ed era capitato che, durante un controllo ad un Pullman proveniente proprio da Cosenza, un soldato un po’ nervoso uccise 3 o 4 ragazzi, prima di essere immobilizzato dai compagni e portato via: stava diventando un giallo.

Ore 21.54
Mi prendo un attimo di pausa; voglio mangiare qualcosa prima di continuare a scrivere…ora mi trovo in un appartamento di un condominio del centro; sono riuscito a seminare i gialli che mi inseguivano attraverso i vicoli delle zone periferiche, fino ad arrivare a quel territorio nebbioso e desolato che è la Cosenza post-epidemia.
La porta era aperta e cosi sono entrato, non ho trovato nessuno all’interno, men che meno  cibo o armi da fuoco, solo un coltello da cucina.
Le persone che vivevano qui devono essere fuggite dopo che c’è stato l’attacco da parte dei gialli fuoriusciti dai boschi, 10 o 12 mesi fa, non me lo ricordo.
Ora sono vicino ad una finestra, mastico una barretta di cioccolato e riprovo a sbirciare verso il palazzo di fronte, per verificare se ciò che ho visto 20 minuti fa era vero, o era solo una allucinazione…..


Io ed i miei coinquilini, Giovanni e Claudio abbiamo deciso di rimanere presso il centro sportivo Cosenza, una grande costruzione, dove erano stipate circa tremila persone, più le forze armate, circa due o trecento uomini;
purtroppo la situazione precipitò di li a poco tempo: la disorganizzazione delle forze armate si fece sentire e gli uomini diminuivano giorno dopo giorno, perché i gialli attaccavano in continuazione il centro, in cerca di carne umana.
Fu li che presi una decisione, convincendo all’istante i miei due compagni: dovevamo andarcene, andarcene subito da li, verso i boschi della Sila, li nessuno ci avrebbe raggiunto perché è risaputo che il freddo li indebolisce, e noi non eravamo sforniti di provviste o sacchi a pelo.

ore 21.57
Eccola !!! o era solo un miraggio? No, non può essere cosi. Sono certo di aver visto qualcuno, credo una ragazza, affacciarsi ad una finestra del palazzo di fronte ; sapevo di far bene a rimanere in quest’appartamento e non scappare. Posso avere una possibilità di raggiungerla e, se è in grado di spostarsi, di raggiungere un posto più sicuro dove nasconderci.
Sono così contento di aver visto un volto umano, anche se da così lontano : per tutto il giorno non ho visto che le sagome dei gialli dietro di me e i morti ammazzati per le strade.

Partimmo, lasciammo il centro sportivo, ridotto ormai ad un lontano ricordo del palazzo affollato di 2 settimane prima : erano rimaste solo 20 o 30 persone più qualche carabiniere, che a stento riuscivano a tenersi in piedi, dopo giornate intere passate a fare la guardia intorno alla costruzione.
Ero molto sicuro di me stesso e della mia idea, e ancora più dal fatto che Claudio e Giovanni mi seguissero; non potevamo resistere a lungo in quelle condizioni, perché presto i carabinieri sarebbero morti, e tutte quelle persone perennemente in preda al panico avrebbero commesso qualche sciocchezza con le armi rimaste.
Proprio il giorno della nostra partenza ci fu una violentissima rissa tra due famiglie, che si contendevano un sacchetto con delle scatolette all’interno;  ci furono 13 feriti ed un morto, che misero in uno sgabuzzino.
No, non potevamo rimanere li per molto.
Uscimmo di nascosto dal centro, approfittando di un cambio di guardia, e ci dirigemmo verso i boschi.
Li trascorremmo circa 9 giorni, nutrendoci delle provviste dei nostri zaini ed evitando accuratamente le zone da cui si sentivano spari o urla dei gialli.
Facemmo un piccolo campo, in un boschetto vicino alla superstrada, da cui potevamo avvistare eventuali macchine: avevamo una pistola, che un carabiniere aveva dato a Giovanni, ed io ero armato di un grosso coltello da macellaio.
Ma il cibo fini prestissimo, nonostante avessimo 3 grosse sacche piene di scatolette di ogni tipo, riempite nei vari supermercati nei quali ci imbattemmo nel nostro viaggio verso la sicurezza degli alberi…
Cosi, non ci restò che decidere : seguire la strada verso la Sila profonda, oppure tornare in città e recuperare del cibo.
Fu li che Giovanni ebbe un idea: calcolando che la nostra vecchia abitazione, di cui conservavo le chiavi,  si trovava esattamente dalla parte opposta rispetto al centro sportivo, dove erano asserragliate le ultime forze umane e la concentrazione di gialli era al massimo, si poteva dire che il nostro quartiere sarebbe stato desolato, con pochi…pochissimi gialli e diversi supermercati pieni di scatolette di cui fare incetta.
Io e Claudio inizialmente eravamo restii, ma non avevamo alternative: dovevamo tornare indietro perché le profondità della Sila non erano certo un posto ospitale, e saremmo morti di fame; mentre invece tornando in città avremmo avuto una speranza…
 
Ore 22.25
La batteria è arrivata a metà della carica, mi resta circa un ora e mezza di autonomia; Ho messo un pezzo di cartone attaccato alla finestra, ci ho scritto VIVO ALL’INTERNO; spero che la ragazza di fronte lo noti…non posso urlare perché farei accorrere i gialli, che sono sicuro perlustrano ancora il quartiere, cercandomi….
Ho deciso, domani mattina andrò in perlustrazione nel palazzo di fronte, e cercherò di trovare quella ragazza…dovrebbe essere circa al quarto piano, e sicuramente è da sola, visto che oltre lei non ho visto nessuno; ora che ci penso da quasi un ora non vedo più il suo viso affacciarsi alla finestra….

L’idea di Giovanni si rivelò fondata : il quartiere era pressoché sgombro e la nostra abitazione era come l’avevamo lasciata…
Presto ci stabilimmo all’interno e barricammo la porta, portando all’interno quante più scorte potevamo…
Passavamo delle giornate intense, a cercare metodi per produrre energia elettrica unendo i pezzi di una caldaia, oppure facendo razzie nelle abitazioni vicine in cerca di utensili o armi.
In quel periodo sentii per l’ultima volta i miei, prima che il mio cellulare si spegnesse…
Avevamo il tacito accordo che, per non far scaricare la batteria del cellulare, lo accendevamo una volta ogni 3 giorni verso mezzogiorno, e solo per i pochi minuti che ci servivano per chiamarci ed aggiornarci sulla nostra situazione.
Quella chiamata durò molto di più però, perché mi informarono che i militari avevano deciso di andare via, e che tutti i sopravvissuti venivano caricati a forza su una nave; molti furono i padri che si ribellarono perché avevano cari in città vicine, come figli all’università di Cosenza, ma le loro suppliche non vennero ascoltate  e l’ultima chiamata consumò la batteria del mio cellulare tra i miei pianti, le suppliche inascoltate di mia madre ai soldati e le parole di mio padre : “tieni duro, figlio mio, non ti arrendere mai, sei il mio eroe !”.
Un dolore insopportabile…
Avevo deciso di farla pagare a qualcuno…non so a chi, ma qualcuno doveva pagare per le sofferenze che stavamo patendo io, i miei e tutte le persone del sud.
Quei maledetti politici insinuavano già da tempo che il sud era perduto, che solo il potente nord doveva salvarsi, ignorando che il paese era uno solo e che al sud le persone morivano a centinaia…a migliaia, perché i politici non si decidevano a mandare più truppe di supporto a fare da scudo contro i folli attacchi dei gialli.
Fu il giorno in cui decisi di raggiungere Crotone, che i gialli attaccarono…
Avevamo ignorato la finestra che dava sul cortile interno, ed il facile accesso che si poteva avere da quel punto, e non la barricammo bene.
Fu tutto molto veloce.
Durante la notte, 5 gialli irruppero in casa e saltarono addosso a Giovanni che era vicino alla finestra; Giovanni estrasse la pistola e sparo in testa ad uno di loro, ma gli altri 4 lo travolsero e lo morsero al collo, recidendogli la carotide…
Io e Claudio ci precipitammo li per aiutarlo e, mentre io ficcavo il mio coltello nel cranio di uno, Claudio si tuffò sugli altri brandendo una sedia.
Il mio avversario giallo cadde a terra sputando sangue, morto…Claudio fracasso la sedia in testa ad un altro, ma si era avvicinato troppo e i restanti 2 lo agguantarono cominciando immediatamente a mangiarlo…
Claudio mi urlò “vattene!…”, mentre lo divoravano, ancora vivo.
Io, in preda al panico abbandonai il coltello nel cranio del giallo morto di fronte a me e mi rifugiai nella mia camera; da li, trovandomi al primo piano, avevo la possibilità di calarmi dal balcone sulla strada sottostante; lo feci, ed in men che non si dica correvo a perdifiato, senza una meta e inseguito dalle urla dei gialli accorsi al rumore dello sparo; mentre correvo, piangevo…
ieri notte mi sono reso conto di quanto la vita umana sia fragile…

23.31
Io, credo di… ho sentito un rumore fuori dal pianerottolo, vado a vedere dallo spioncino.
La porta non è blindata, può essere abbattuta….
Se non tornerò, salvate questo mio scritto e portatelo alla mia famiglia…




 Niccolò Helan Savoia




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