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martedì 10 dicembre 2013

Tetsuo - the Iron Man



A volte, quando mi trovo immerso nella confusione urbana, penso a quanto l’uomo si sia allontanato dalla propria condizione originaria, naturale.
Secolo dopo secolo, progresso dopo progresso, abbiamo trasceso la nostra esistenza organica. C’è chi passa notti ad agire nel cyberspazio, chi lavora ogni giorno della sua esistenza montando e smontando parti meccaniche.
Ma cos’è ciò che abbiamo intorno, cosa ci domina, cosa simboleggia ciò che stiamo raggiungendo. Cosa stiamo diventando?
In cosa. Ci stiamo. Trasformando.



Signore e signori. Oggi vi presento TETSUO : THE IRON MAN.
Da dove cominciare? Non ne ho la minima idea. Lascerò che la penna scriva. Anzi, ma chi voglio prendere in giro! Lascerò che le mie dita scorrano su questa fredda tastiera.
Recensire questo film è impossibile, chiariamolo subito. Diciamo che nella più assoluta umiltà posso provare a parlarvene, questo sì! Immaginate di essere al pub a discutere di cinema e rilassatevi.
Questo film risale al lontano 1989 (tenete bene a mente la data) ed è il primo lungometraggio di Shinya Tsukamoto, giovane regista esordiente giapponese.
L’ho scoperto qualche anno fa ad una riunione di esperti di cinema. Aspettavo da tempo un film che mi facesse rivoltare le budella. Ed in quell’occasione, da un angolo oscuro della sala, tra visi che mal celavano ostentata sapienza e avevano dimenticato il piacere dell’ignoranza, mi giunse una vocina: “ehi tu! Mi hanno detto che ti piacciono gli horror, eh? Beh… che ne dici di vedere Tetsuo? Non è proprio un horror, però beh… diciamo che non te lo scordi, ecco!”.
Tornato a casa mi misi alla ricerca del film.
Me lo procurai una mattina, e quel giorno le lezioni universitarie per me erano totalmente incolore, aspettavo soltanto di poter tornare nel mio appartamento per vederlo!
Tornato a casa, stanco, infreddolito e con qualche linea di febbre, mi preparai una fetta di carne e la mangiai nella mia camera, guardandolo.
Fu un autentico trip.
Io non potevo neanche lontanamente immaginare, che da un film del lontano 1989, girato con pochissimi soldi, 4 attori e nulla più, potesse venir fuori un opera così estrema.
Il film è parecchio vasto. Dice molte cose anche se dura solo un ora, e fa moltissime citazioni. Una di queste la potete capire solo avendo letto i miei precedenti articoli (Tetsuo, vi ricorda qualcuno?), molte delle altre non potrò spiegarvele neanche io.
Ma una cosa è certa, la trasformazione dell’uomo ed il suo disagio sono il tema centrale di questo lungometraggio. L’uomo, per Shinya, è arrivato ad un punto di non ritorno. Le metropoli di cemento e ferro non riescono a trattenere tutte le ipocrisie del progresso umano. 
Proprio come il corpo del protagonista, che non riesce a trattenere il ferro che ha dentro, che non tarderà a venir fuori, in modi inimmaginabili.
Essenzialmente ritengo che Tsukamoto abbia saputo usare le proprie risorse a pieno ed abbia spianato la strada, non solo al cyberpunk, ma a svariate altre prospettive nell’ambiente del cinema nipponico. Anche se credo che nessuno riuscirà mai creare opere simili.
Cominciamo dal video. L’aspetto estetico della pellicola è uno sporco, oscuro, bianco e nero. Il regista ha fatto questa scelta consapevolmente perché sapeva che le trasformazioni, il movimento del ferro, non avrebbero mai reso con la fotografia schifosa delle macchine dell’epoca. E qui sta il genio.
Il movimento del ferro, ed anche altri effetti speciali come razzi e super-velocità, sono stati interamente creati con la stop-motion. In questo Shinya è stato un grande a mio avviso, ha saputo creare degli effetti veramente superlativi, sembrano veri. Il computer non è stato usato quasi per niente.
Le deformazioni del viso, i sorrisi malati e le urla disumane sono stati ben interpretati dagli attori, uno dei quali è lo stesso Shinya, mentre il protagonista è interpretato da Tomoworo Taguchi, che spesso sarà il protagonista dei film del grande regista.
Le musiche? Un genere industrial che non avevo mai sentito, e di cui ancora cerco artisti capaci di ricrearne le atmosfere. Dall’inizio le musiche mi hanno trasmesso un malessere, misto ad un senso di epico palpabile.
E non è tutto! Questo film ha dato avvio ad una interessante trilogia, firmata sempre dal grande Tsukamoto.
La trama non ve la svelo perché, vi giuro, rovinerei tutto! Vi consiglio di guardare questo film con tutto il mio cuore (non ringraziatemi, il film è presente su youtube, completo e sottotitolato in italiano).


Niccolò Helan Savoia

2 commenti:

  1. Il maestro del cyberpunk! Non serve raccontare altro. Sinceramente è un genere di cui non vado pazzo, ma capisco e apprezzo la bellezza quando la vedo.
    Di Tsukamoto preferisco comunque guardarmi un "Kotoko" o uno "Snake of June" (quest'ultimo è finora l'unico Tsukamoto che ho recensito sul blog), perché li sento più prossimi alla mia dimensione personale.

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    1. Ciao!
      Scusa se leggo solo ora il tuo commento ma non lo avevo visto ! Beh meglio tardi che mai!

      In effetti Tsukamoto ha fatto film molto più "light" di tetsuo, e penso che con i giusti mezzi economici avrebbe anche potuto fare una serie televisiva. Te lo immagini ?

      Corro a dare una occhiata al tuo blog ;)

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