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lunedì 24 febbraio 2014

GANTZ - il disagio giovanile nipponico, incastonato in una strana vicenda sci-fi



Sapete, a volte sento di non avere più molto in comune con le nuove generazioni. 
Cammino per strada ed osservo i gruppi di adolescenti, non riconoscendo più in loro il ragazzo che ero un tempo.
 
Helan è invecchiato, forse? Può essere. Ma guardateli anche voi. La mancanza di valori sociali, morali ed etici è palpabile nella maggior parte degli “under 18”.I genitori per loro non significano nulla, costituendo solo persone da sfruttare per avere i soldi a fine settimana. Il prossimo non conta, se non per soddisfare le voglie del momento.

La colpa ovviamente non è soltanto loro, ma anche delle guide che stanno avendo, completamente incapaci di insegnarli i più semplici valori dell’Esistenza.

Che cosa faranno questi “giovani piccoli uomini”,  quando si renderanno conto della crisi che stiamo attraversando? Cosa faranno quando consegneremo nelle loro mani la staffetta del futuro ?

Cercate di volere bene ai vostri figli,  e non lasciateli da soli. Mai.




Oggi vi presento Gantz, manga del 2000 scritto e disegnato da Hiroya Oku. La serie, ormai conclusa, conta 37 volumi (Tankobon).


Gantz è il manga che forse, più di tutti quelli che ho letto, sa indagare nel profondo la crisi giovanile in terra nipponica. Ogni sfumatura della storia, ogni frase dei protagonisti, svela e manifesta il disagio morale profondo che la società giapponese sta vivendo negli ultimi 10 anni. Situazione che tarda a migliorare, e forse non lo farà mai.
Crisi giovanile che c’è anche da noi, e comincia a diventare anche da noi un problema serio. Ciò rende Gantz molto attuale, importante e da analizzare, perché sa contro chi puntare il dito, mostrando attraverso una stranissima vicenda sci-fi il Giappone vero. Quello che nessuno di noi vorrebbe vedere in un fumetto.

Cercherò di delinearvi la vicenda principale senza spoilerarvi nulla.

In terra nipponica esiste un gioco. Un gioco chiamato GANTZ. Se un individuo muore di morte violenta, ha la possibilità di non andare subito nell’aldilà, ma di partecipare al gioco. Il gioco della vita e della morte.
GANTZ è un entità robotica (forse?). Non si mostra e non gli interessa imporre il suo essere. GANTZ c’è solo nel momento in cui deve dettarti le regole del gioco.

« Le vostre vecchie vite sono finite.
Ora sta a me decidere cosa fare delle vostre nuove vite.
E questo è quanto. »

Niente di più. Se vuoi riincontrare i tuoi cari, sopravvivi alla partita. La tua morte sembrerà non essere mai accaduta ma tu apparterrai per tutta la tua vita al Gioco. Finchè vincerai o, più probabilmente, perderai.
Ma cosa si deve fare per vincere una partita con Gantz? Semplice. Gantz condurrà le sue vittime in una dimensione parallela alla nostra, dove sono presenti terrificanti alieni. Il gruppo dovrà unirsi per uccidere gli alieni e sopravvivere. Dopo avercela fatta si può tornare a casa. Ma solo per un po’.
Ogni alieno ha un punteggio ed a ognuno, a fine partita, viene assegnata una valutazione, mettendolo di fronte ai successi o ai fallimenti.
Solo una domanda rimane senza risposta : cosa succederà quando si arriva a 100 punti?

Le influenze del romanzo Battle Royale sono evidenti nell’opera di Oku, che non teme il giudizio del lettore pignolo ed esigente, pensando piuttosto a scrivere una storia intrigante, mai noiosa, e soprattutto non commerciale.
Gantz è anche una vicenda violenta e molto cruda, non adatta sicuramente ai più sensibili tra voi. Gantz è lo specchio dei suoi personaggi, e più loro sono imperfetti, più la vicenda è nera, cupa, ed eccessiva in tutti i sensi.

I protagonisti della storia, appunto, sono tanti e ben caratterizzati. Quasi tutti giovanissimi, facenti parte della categoria di giovani che vi ho descritto pocanzi. Lo stesso Kurono, uno dei protagonisti più importanti, è un giovane di fatto privo di valori. I valori della solidarietà, della compassione, dell’amore non gli appartengono. Ed è questa la sua più grande fonte di sofferenza nel momento in cui solo grazie al rispetto di quei valori si può sopravvivere. 

Ovviamente non è mai troppo tardi per impararli e chi ci riesce verrà ben ricompensato.

Niccolò Helan Savoia


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