Ogni tanto mi piace trascorrere secondi,
interi minuti, a pensare alle vecchie amicizie virtuali che ci lasciamo alle
spalle.
Noi, classe 1987, abbiamo avuto un
approccio con la “chat” e con il virtuale molto lento, ma inesorabile. Dai
primi programmi integrati col Pc al Live Spaces, da Myspace a Netlog, Facebook.
Noi abbiamo scoperto man mano che, dietro la quotidianità, dietro i colori del
mondo si nasconde, forse da sempre, una realtà ben più diversa. Il Wired, il
mondo virtuale, il mondo in cui tutti noi possiamo essere quello che non siamo,
e quello che forse non saremo mai. Un mondo apparentemente senza regole, senza
punizioni, senza dolore.
Passando sempre più tempo sul pc, con la
56k che fumava ed il modem che sembrava un nugolo di vespe inferocite, ci siamo
lanciati in questo mondo senza freni, cercando l’amico, il sesso, l’amore.
Alcuni di noi si sono persi, altri ne sono
usciti, altri sono ancora li. Io ho conosciuto molte persone in chat, e la
velocità sui tasti la devo proprio a questo. Alcune di queste persone le sento
sporadicamente, di altre ho perso ogni traccia. E mi sorprende pensare a come
certe persone le ho idealizzate, e quanto pochi, labili ricordi possano essere
ancora lucenti e colmi di significato.
Mi piace fantasticare ancora che, se mi
mettessi al pc ed entrassi in chat, le troverei ancora li, come quei giorni.
Come se non mi avessero mai abbandonato.
Oggi vi presento serial experiments lain,
anime che ha letteralmente sconvolto la mia esistenza, sicuramente uno dei miei
preferiti.
Malinconico, coinvolgente, criptico ma allo
stesso tempo mostruosamente chiaro, questo anime è frutto della mente di
Yasuyuki Ueda e Yoshitoshi ABe, quest’ultimo uno dei miei autori preferiti, di
cui forse un giorno vi parlerò.
Il racconto è ambientato in una città del
Giappone nel nostro tempo, con la differenza che la tecnologia legata al social
network ha raggiunto un livello elevatissimo, consentendo mediante dei
particolari personal computer, i NAVI, l’accesso ad una vera e propria realtà
virtuale, il Wired. Nel Wired si può essere un avatar a piacimento, e si ha
l’illusione di poter fare qualunque cosa.
La trama narra, in chiave particolarissima
e squisitamente cyberpunk, le vicende di una giovane ragazzina, Lain Iwakura,
che si ritrova coinvolta in fatti apparentemente inspiegabili.
La storia inizia con l’inspiegabile
suicidio di Chisa, una ragazza della stessa
scuola di Lain, fatto che impressiona molto le compagne di classe. Lain, una
ragazzina molto introversa che vive con passività l’assenza di rapporti sociali
con le altre ragazze, viene a sapere che sui NAVI delle compagne arrivano
diverse mail proprio dall’account di Chisa, fatto inspiegabile e parecchio
inquietante. Lain decide di riattivare il suo vecchio NAVI per dare un occhiata
alla Rete, e riceve una mail…
Da li comincia per lei un odissea di
rivelazioni sconvolgenti e mezze verità. Lain capisce che le sensazioni aliene
che le da la realtà che la circonda hanno un significato più profondo della sua
semplice sociopatia. Comprende i giochi di potere che si nascondono dietro la
realtà Wired, le vette ignote e pericolosissime raggiunte dalla tecnologia
segreta ed il suo ruolo, sorprendente, in tutto questo.
Questo anime, a mio avviso, è capace di
catturare totalmente l’attenzione dello spettatore, catapultandolo in un gioco
allucinante, ed a volte parecchio strano, di narrazione. Lain, personaggio
doppio, trino ed infine Uno, è dotato di un carisma eccezionale. Credo che non
siano in pochi coloro che si sono autenticamente innamorati di lei.
Non sono un critico cinematografico, ma
posso dire con certezza che le vicende e la struttura narrativa dell’anime in
questione, che conta 13 episodi, sarebbero degni di un film di David Lynch, con
sorprendente rivelazione finale.
Anche se, con grande sforzo, devo ammettere
che serial experiments lain non è esente da difetti, in particolare nel campo
tecnico. In molte occasioni ho storto il naso di fronte alla qualità dei
disegni, a volte discreti nell’ambientazione, ma parecchio deludenti nel design
dei personaggi. Diciamo che questo anime avrebbe davvero bisogno di un restyle
in chiave Neo Genesis Evangelion, ma ciò sicuramente rovinerebbe l’opera, che è
ormai completa e perfetta anche nelle sue imperfezioni. Molto interessanti gli
intermezzi documentaristici dove vengono descritte fasi più o meno oscure
dell’evoluzione della tecnologia umana, con collegamenti ad alieni, progetti top secret
e tecnologie d’avanguardia del passato. Il doppiaggio italiano, infine, è di
buona qualità.
Questo anime ve lo consiglio caldamente,
non solo perché bello,
ma anche perché sinceramente cambierà il vostro modo di vedere i personal
computers.
Ora devo andare, ho ricevuto una strana
mail…
Niccolò
Helan Savoia

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